Lo Sguardo di Michelangelo (2004) – lo straordinario cortometraggio di Michelangelo Antonioni

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In un magniloquente silenzio, il Maestro 92enne Antonioni incontra il Mosè di Michelangelo Buonarroti, nella chiesa di San Pietro in Vincoli (Roma). I loro sguardi si incrociano: dialogano sull’immortalità dell’Arte. A 92 anni Michelangelo Antonioni debutta come attore. E si rivela superlativamente suggestivo, nonostante l’età, il mutismo (d’altronde necessario in questo lavoro: sono le immagini a parlare nel suo cinema, una volta per tutte).

Lo sguardo di Michelangelo è, molto più che il coevo mediometraggio Eros, il testamento artistico del Maestro ferrarese: un commiato che, nella sequenza conclusiva, lascia trapelare l’idea mistica, trascendentale, inesprimibile appunto, che il regista ha dell’Arte come creazione. Girato quasi in parallelo con il film collettivo “Eros”, “Lo Sguardo di Michelangelo” può essere degnamente considerato il testamento cinematografico e spirituale di Antonioni.

San Pietro in Vincoli è il nome di una basilica di Roma, ed è nota soprattutto per ospitare la tomba di Giulio II con il celebre Mosè di Michelangelo. Il tema di questa pillola di cinema della perfezione è l’immortalità dell’arte. Il vecchio regista sembra voler entrare nel Mosè, non solo con lo sguardo ma anche con il tatto. Solo a fine cortometraggio, la camera stacca in un campo largo che mette a confronto tutto il gruppo marmoreo del Mosè con l’esile figura di Antonioni. Qui in quest’ultima immagine è l’uomo che si confronta con l’immensità della grandezza divina, e l’incontro è come quello di Don Giovanni con il Convitato di Pietra, angosciante e spaventosa. Il regista morì a Roma il 30 luglio del 2007. Il cortometraggio:

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